Radici nella roccia tufacea. Spirito contemporaneo.
Il Consorzio
Il vino che nasce nel tufo
Il Bianco di Pitigliano è una delle denominazioni più antiche d’Italia. Riconosciuto come vino tipico nel 1965 e come DOC con il decreto del 28 marzo 1966, è stato tra i primi in assoluto a ottenere la denominazione di origine controllata: sessant’anni di disciplinare, su un territorio che coltiva la vite senza interruzioni sin dall’epoca etrusca.
La DOC Sovana arriva nel 1999, riconoscendo ai rossi del territorio lo stesso prestigio.
Per decenni le due denominazioni hanno camminato separate. La struttura che oggi le tutela insieme nasce nel 2009 quando il Consorzio ottiene il riconoscimento ministeriale come consorzio di tutela per entrambe le denominazioni. Nel 2010 assume il nome attuale di Consorzio di Tutela Bianco di Pitigliano e Sovana, nel 2013 riceve l’incarico di tutela erga omnes.
Da allora il compito è uno: vigilare sui disciplinari e far conoscere la lunga tradizione storica di quest‘area vitivinicola.
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Un territorio dominato dal tufo
Territorio e caratteristiche geologiche
Nella terra della roccia tufacea
Il nostro territorio è dominato dal tufo. Il Comune di Pitigliano, di Sorano e parte di Manciano si trovano infatti sul versante occidentale del Complesso Vulcanico Volsino, nella Maremma Toscana.
I materiali piroclastici delle eruzioni hanno livellato la morfologia fino a formare un vasto altopiano, che l’erosione delle acque ha poi inciso in profondi valloni: i fiumi scorrono attorno a speroni di tufo con pareti verticali a picco.
Dalla degradazione dei tufi derivano suoli leggeri e molto porosi, con ottimo drenaggio e una buona riserva d’acqua. Il suolo è ben areato e le radici scendono in profondità, risentendo meno delle escursioni termiche di superficie.
C’è poi un elemento che rende quest’area un caso a sé: le zeoliti, minerali nati dalla dissoluzione del vetro vulcanico, capaci di restituire acqua alla vite nel pieno della calura estiva.
I vigneti crescono in questo terreno fra i 300 e i 400 metri, ventilati dalle valli che circondano le rupi.C’è poi un elemento che rende quest’area un caso a sé: le zeoliti, minerali nati dalla dissoluzione del vetro vulcanico, capaci di restituire acqua alla vite nel pieno della calura estiva.
I vigneti crescono in questo terreno fra i 300 e i 400 metri, ventilati dalle valli che circondano le rupi.
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La storia del territorio
Sessant’anni di denominazione, quattromila anni di tradizione
Nell’Area del Tufo la coltivazione della vite non si è mai interrotta.
Gli Etruschi la coltivavano già: lo dicono i corredi funebri delle necropoli di Sovana, Pitigliano e Poggio Buco, pieni di anforette, boccali e vasi da vino in bucchero. Nel Medioevo lo attestano le “pestarole” di Vitozza, scavate nel tufo per pigiare l’uva, e gli Statuti trecenteschi di Sorano, che prevedono pene severe per chi danneggia le vigne.
Tra il Sei e il Settecento il vino diventa la produzione più importante del territorio, fino a soppiantare il grano: è allora che si moltiplicano le cantine scavate nella roccia, dove la temperatura resta costante tutto l’anno.
Nel 1954 nasce la Cantina Cooperativa di Pitigliano, che rilancia la produzione di tutta l’area. Nel 1966 arriva la DOC, tra le prime concesse in Italia.
Una storia cominciata molto prima: gli scavi di Sorano del 2024 hanno attestato presenza umana già dal V millennio a.C.
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Le uve del territorio
I VITIGNI
Le uve del territorio
Il Bianco di Pitigliano si costruisce sulla base del Trebbiano Toscano, che il disciplinare ammette dal 40% al 100%. È lo stesso vitigno che nel mondo si chiama Ugni blanc, esportato in Francia dai Medici, conosciuto nel Lazio come Procanico. Accanto a lui, sono ammessi fino al 60% una rosa di complementari: Greco, Malvasia bianca lunga, Verdello, Grechetto, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Pinot bianco, Riesling italico.
Il Sovana Doc si costruisce sul Sangiovese, almeno il 50% nelle tipologie base. A questo, si ammettono: Ciliegiolo, Aleatico, Cabernet Sauvignon, Merlot.
Due nomi meritano attenzione. Il Ciliegiolo è figlio del Sangiovese e la sua origine è quasi certamente maremmana: lo dicono i vinaccioli del Quattrocento ritrovati sotto il Duomo di Grosseto. Il Verdello, invece, che qui veniva chiamato Duro Persico, è tra i vitigni antichi che il territorio potrebbe recuperare e rilanciare.
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Le due denominazioni
Le due denominazioni
Due denominazioni distinte, nate a trentatré anni di distanza, sullo stesso altopiano di tufo.
La Doc Bianco di Pitigliano DOC è istituita nel 1966 ed è una delle più antiche d’Italia. Copre gli interi comuni di Pitigliano e Sorano e parte di Manciano e Scansano. Ne esistono quattro tipologie: base, Superiore, Spumante e Vin Santo; tutte a base di Trebbiano Toscano dal 40% al 100%. Dal colore giallo paglierino, odore fine e delicato, sapore fresco e asciutto con un fondo leggermente amarognolo.
La Doc Sovana è nata nel 1999 e riguarda i rossi e il rosato. Copre Pitigliano, Sorano e parte di Manciano. La produzione delle tipologie base richiede almeno il 50% di Sangiovese. Esistono poi le tipologie varietali, quali Aleatico, Cabernet Sauvignon, Ciliegiolo, Merlot e Sangiovese, che possono portare il nome del vitigno in etichetta se presente almeno all’85%.
Per entrambe le denominazioni, il controllo e la certificazione sono affidati all’ente certificatore Valoritalia.
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Le aziende associate
Le aziende del Consorzio
Sono 8 le aziende che fanno parte del Consorzio, ciascuna con il suo stile produttivo e con dimensioni diverse. Tutte però sono accomunate da una filosofia volta a valorizzare al meglio quanto offre questo territorio unico.
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Contatti
Consorzio di Tutela Bianco di Pitigliano e Sovana
Sede legale: Via Ciacci 974, 58017 Pitigliano (GR)
Email: pitiglianodoc@gmail.com
Pec: pitiglianodoc@pec.it
Partita IVA / Codice fiscale: 01301900534
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Ufficio Stampa: Fruitecom (Maurizio Turrisi e Silvia Roncaglia)
